Campagna “Lavorare è un diritto”

A trent’anni dall’inizio dell’epidemia globale di HIV sappiamo come l’infezione può essere prevenuta e, quando avviene, controllata, grazie ai progressi della ricerca e della medicina. Essere persone positive all’HIV o malate di AIDS ha però voluto anche dire, troppo spesso, essere costrette a nascondersi, subire discriminazioni di ogni campo nella vita e vedersi negati i diritti di cittadinanza. La discriminazione, in particolare sul lavoro, è il tema della Campagna LILA 2014.

La campagna 2014 di LILA Onlus punta sul tema della discriminazione, in particolare nei luoghi di lavoro. Lavorare è un diritto, per le persone con HIV ribadito dalla Legge 135/90, oltre che costituzionalmente sancito. Talvolta questo diritto viene negato, ma sempre più spesso viene rivendicato, come risulta dalle sempre più numerose segnalazioni raccolte dalla LILA, di singoli difficili casi, alcuni dei quali riguardano le nostre istituzioni.

Qualsiasi sia il lavoro, l’Hiv non conta!

La Costituzione italiana, leggi nazionali e norme internazionali tutelano il diritto al lavoro da ogni forma di discriminazione, anche per motivi di salute e per l’Hiv. Eppure ignoranza e pregiudizi ancora ostacolano questo diritto: richieste illegittime di test per accedere a un bando o per ottenere un lavoro, licenziamenti, trasferimenti e cambi mansione immotivati, violazioni della privacy.
Lavorare è un diritto, combattiamo ignoranza e pregiudizi! Fermiamo l’Hiv, non le persone con Hiv!

Chi sono in Italia le persone con Hiv?
Sono circa 100.000 le persone che sanno di avere l’Hiv in Italia: l’88,6% di loro ha una età compresa tra i 25 e i 59 anni e sono quindi in piena età lavorativa; l’ 84,3 % sono uomini. Il loro stato di salute è prevalentemente buono, infatti il 41,4% di loro sono asintomatiche e solo il 25% ha sviluppato l’Aids. Oggi però anche per chi ha sviluppato l’Aids, attraverso l’assunzione della terapia antiretrovirale che permette nella maggior parte dei casi il pieno recupero del sistema immunitario, l’aspettativa di vita è paragonabile a quella di una persona senza Hiv.
Per questo le persone con Hiv possono lavorare come tutte le altre.

La maggioranza delle persone con Hiv è senza lavoro?
No. La maggioranza delle persone con Hiv lavora, ma sta molto attenta alla tutela della propria privacy e a non far conoscere la propria positività all’Hiv. Questo per paura di subire discriminazioni, demansionamenti, o semplicemente di essere giudicata e etichettata attraverso gli stereotipi che ancora circolano sull’Hiv. Questo non riguarda solo l’ambito del lavoro ma tutta la sfera privata e sociale.
Condannare ogni forma di discriminazione sanzionando i datori di lavoro che la attuano aiuterebbe le persone con Hiv a viversi più serenamente l’ambito lavorativo.

Quanto è diffusa la discriminazione delle persone con Hiv sui luoghi di lavoro?
Non ci sono dati statistici al riguardo. Le persone con Hiv che subiscono discriminazioni nella quasi totalità dei casi non le denunciano per paura di rendere pubblica la propria condizione. Le associazioni che tutelano i diritti delle persone con Hiv ricevono molte segnalazioni ma nonostante la disponibilità a supportarle in cause civili difficilmente queste decidono di denunciare il datore di lavoro.
La paura mantiene il problema invisibile ma il problema c’è e va affrontato con tutti gli strumenti possibili.

E’ rischioso lavorare con persone che hanno l’Hiv?
No. L’Hiv si trasmette solo in 3 modi e il lavoro non è uno di questi:
– rapporti sessuali non protetti
– parto e allattamento al seno
– ingresso di sangue nell’organismo.
I dispositivi di protezione individuale, quando previsti, e le norme igieniche e sanitarie universali sono sufficienti a proteggere la salute collettiva, anche dall’Hiv.

Quante aziende chiedono il test Hiv sul luogo di lavoro?
Non abbiamo dati completi: le informazioni in nostro possesso provengono da persone con Hiv in cerca di lavoro alle quali viene richiesto, tra la lista degli esami comuni da fare, anche il test dell’Hiv. Di recente ci sono state segnalate alcune compagnie aeree (Lufthansa Italia, Emirates), ma anche il Ministero della Difesa, i Vigili del fuoco e richieste del test fatte in ambito sanitario.
Conoscere lo stato sierologico dei propri dipendenti e delle proprie dipendenti non ha alcun senso al fine della tutela di della salute. La richiesta del test è un abuso poiché espressamente proibita dalla legge 135/90 (Art.6 Divieti per i datori di lavoro). Inoltre, nel 2013 è stata emanata la circolare a firma congiunta Ministero della Salute e Ministero del Lavoro “Tutela della salute nei luoghi di lavoro: Sorveglianza sanitaria – Accertamenti pre-assuntivi e periodici sieropositività HIV“– nella quale si ribadisce il divieto.

 

Le persone con Hiv si ammalano spesso e si assentano spesso dal luogo di lavoro?
La qualità della vita delle persone con Hiv è notevolmente cambiata, le terapie antiretrovirali oggi sono più semplici da assumere e hanno meno effetti collaterali rispetto al passato. Vi sono a disposizione farmaci che prevedono l’assunzione di una sola compressa o terapie con più farmaci da prendere una sola volta al giorno. Se non si hanno altre patologie, i controlli in ospedale e gli esami vanno fatti 3-4 volte all’anno.
Per questo le persone con Hiv non si assentano dal lavoro per motivi sanitari più delle altre.

Perché allora le persone con Hiv sono discriminate?
Sono discriminate sulla base dell’ignoranza e del pregiudizio. L’ignoranza rispetto alle modalità di trasmissione del virus, di chi pensa che le persone con Hiv siano una minaccia per la salute altrui. L’ignoranza rispetto alla qualità e alle aspettative di vita, di chi pensa che una persona con Hiv sia una persona malata e poco produttiva. Il pregiudizio rispetto agli stili di vita di chi ha contratto il virus, di chi associa l’Hiv a comportamenti colpevoli o deviati.
Basta con i pregiudizi, l’infezione da Hiv si propaga per via sessuale e riguarda tutte le persone che hanno rapporti sessuali non protetti a prescindere da genere e orientamenti sessuali.

Vai al sito LILA nazionale per ancora più informazioni sulla campagna “Lavorare è un diritto” per saperne di più e visita la galleria: puoi aiutarci a diffonderla usando le immagini e le cover anche sul tuo profilo Facebook! Potrai anche vedere il video del backstage!

 

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